architettura di notte

il mio tavolo da studio nelle ore notturne: disegni, grappa, tabacco, libri

La professione di questi tempi procede a ondate, dopo la secca degli ultimi tempi è arrivata un’onda alta che mi costringe in ufficio fino alle tre di notte. Ovviamente la cosa mi stanca molto ma mi permette di apprezzare una dimensione che trovo particolarmente indicata per il mestiere che faccio, per la sua parte migliore, almeno, quella più creativa, meno burocratica: progettare di notte.

La notte è un luogo di solitudine e ho avuto modo di assaporarla, la solitudine del progettista nel prendere decisioni, nel dare una direzione al progetto (di architettura in questo caso), nel sentirsi solo nella responsabilità della propria firma. E rivendicarla tutta, questa solitudine dolce.

Questi tempi sono un contesto dove tutti – professionalmente ma non solo – siamo più soli, ma quella che ho vissuto in queste notti è stata una meravigliosa, faticosa e appagante solitudine creativa, ho rappresentato il senso profondo di quello che credo sia il mio lavoro e il mio modo di farlo.