Nel panorama professionale italiano i "giovani architetti" hanno cinquant'anni e non trenta. Noi, architetti trentenni, vorremmo un panorama lavorativo che ci consentisse di dimostrare le nostra capacità e di incidere sul dibattito molto di più di quanto non sia possibile oggi, stretti nel nostro sovrannumero e dall'egemonia delle generazioni precedenti.
Per cercare una via d'uscita abbiamo - oltre al lavoro di tutti i giorni - due strade:
partecipare ai concorsi di idee cui abbiamo accesso e aprire un sito web che ci consenta di raccontare i nostri progetti autarchici, che nascono da noi soli, dall'esigenza di comunicare un'idea di Architettura.
Progetti orfani del committente che nascono per incontinenza.
Energia creativa che non riesce più ad essere contenuta ed esonda.
Un flusso senza struttura: architettura liquida che straripa dalle nostre menti.